sliding doors

Ore 09:30 stazione di Bologna. 5 minuti di ritardo e sono tutti con il collo girato verso destra in attesa che spuntino le luci del treno. Mi giro, ahia un dolore cane! Il gelo bolognese degli ultimi giorni mi ha regalato il torcicollo. Buongiorno.
Nonostante la rigidità, salgo e punto il mio posto come un segugio. Nel mentre le persone si accalcano all’ingresso (o uscita, punti di vista) e magicamente si chiudono le porte dopo il fischio che per tre volte consecutive ha ricordato a tutti che il tempo degli abbracci e dei saluti era finito. Vedo lui, in affanno, correre verso l’uscita (stavolta il senso è ben chiaro) e, come nel pluripremiato film da blockbuster Sliding Doors, le porte gli si sono chiuse davanti. Era dentro.

Si avvicina al primo posto libero e inizia a respirare profondamente. Il respiro aiuta a calmare. Il respiro è importante, ti rende presente.
Ho fatto un corso di mindfulness, training autogeno. Era la prima volta che riflettevo su tutte le parti del mio corpo: interessante. Elabora la tua capacità di concentrazione: dai capelli alle dita dei piedi. I piedi, quelli che ci fanno stare saldi a terra.
Penso che anche lui ne abbia fatto qualcuno, perché dopo poco si è calmato.

Chiama una ragazza, la sorella,  seduta due posti più avanti del mio.
Lei pietrificata, aveva in viso un punto interrogativo grande quanto una casa. Il senso di colpa si è materializzato sotto forma di risata isterica.
Lui chiama il collega con cui aveva un coffee meeting alle 10:30 e avverte di aver preso il treno, in direzione sbagliata. Niente panico, non troppo almeno: rimandano al giorno dopo.

Mi guarda e gli sorrido, uno di quei sorrisi che trasmettono il concetto di è capitato anche a me. Succede, a volte.
Iniziamo a chiacchiere sul senso del tempo, dei ritardi, delle attese. Su come a volte ci si ritrova di fronte ad imprevisti e a come si prova a reagire e a risolverli con eleganza. In questo caso non c’è nulla da risolvere (mi dice), a parte il costo del biglietto. Mi racconta che è la prima volta che gli sia capitata una cosa del genere, spesso gli è capitato di sognarlo. Nel mondo dei sogni, il perdere un aereo o un treno, arrivare in ritardo sono temi ricorrenti.

Sono affascinata dal potere del subconscio e quando mi capita di ricordare i sogni (raramente purtroppo) vado alla ricerca del significato su internet. Spulcio articoli tra i siti più accreditati e attendibili (anche se la definizione attendibile potrebbe destare perplessità tra i più scettici) e provo a dargli un senso. Tendenzialmente sogno quando sono in posti che mi allontanano dalla routine quotidiana e che mi pongono in una posizione di distacco dal contesto abituale.
L’ultima volta che ricordo di aver sognato ero nel mio sacco a pelo, lo scorso Dicembre. Ho sognato di aver perso l’aereo per ben due volte nell’arco della stessa giornata. Ho sognato di averlo perso dopo aver prenotato e pagato anche il secondo volo. Un reiterare nell’errore appena commesso, alla fantozziana maniera.
Lo racconto a Fabio, così si chiama, e condivido empaticamente il disagio.

Gli chiedo curiosa cosa ha deciso di fare. E inizia a parlarmi del Karma e di come a volte bisogna lasciare che le cose vadano avanti da sole e facciamo il loro corso. Go with the flow sostengono i ganesi, gli rispondo.
Così ha fatto: scorre la rubrica del telefono e chiama Francesco, il suo collega Universitario che ha studiato grafica come lui e che non vede da anni. Grazie ai social sono, ancora, virtualmente in contatto tra likes, commenti ai post e sharing di eventi.

Dopo due giorni mi scrive: era felice del cambio di programma. Era da tempo che non si sentiva così leggero. Il Chianti era ottimo, la compagnia superba. Si fermano a pranzo assieme nei pressi di Santa Maria Novella, raccontandosi gli ultimi anni e progetti di lavoro, oltre che di vita.

Lui è rientrato a casa con un nuovo progetto da portare avanti con l’amico a Firenze, e io con una storia in più da raccontare nel mio blog.
Adoro i viaggi, soprattutto per questo: per gli incontri inaspettati, per il senso di solidarietà e condivisione. Per l’empatia che facilmente si instaura tra chi è abituato a viaggiare, per le storie da raccontare. Per la leggerezza e il senso di ricchezza.

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