benefit

Aspetto l’autobus, attendo. Salgo e striscio il mio badge preferito: mi apre tutte le porte e mi porta in giro, ovunque. Metto gli auricolari e la playlist Operazione Buonumore di Spotify suona Made it out alright di Matt Simon. Mi alzo, lascio il posto alla signora che con gli occhiali e il cappotto rosso pompeiano mi ricorda tanto mia nonna. Lei, una forza della natura e rossa d’indole, non saprebbe neanche individuare la direzione corretta del bus, tantomeno fare un biglietto in instantanea. La nonna è nata e cresciuta in un piccolo paesino del napoletano e per andare a fare la spesa può farlo solo se scarrozzata dal nonno.

Mi aggrappo al palo così non cado, tamburello le dita e ondeggio la testa a ritmo di musica come quei cagnolini dal collo snodato che trovi sui migliori cruscotti trash dei taxi de’ Roma.

Stop, arrivata. Scendo e avanzo con passo accelerato, il vento mi sposta i capelli e per poco non cado. Cammino e respiro l’aria cittadina, frizzante al punto da congestionare il naso. Ascolto i rumori della città e i clacson dei bus che richiamano l’attenzione di pedoni e biciclette che invadono la corsia preferenziale. La luce è brillante, è sereno e i colori che si riflettono vividi hanno un energia che trasmette positività.

Non ho mai vissuto in centro. A casa con i miei ero in un piccolo paesino in provincia di Napoli e per muovermi avevo bisogno dell’auto, sempre. All’Università vivevo in un quartiere residenziale, a Fuorigrotta, e la sera per raggiungere Mergellina o Piazza del Gesù l’ultima corsa della metro2 non mi assicurava di rientrare in tempo, avevo bisogno dell’auto. I politecnici tendenzialmente sono delocalizzati, che tu decida di studiare a Milano, Parigi, Madrid o a Huelva starai lontano dalle zone fighe costellate di gente, musei, teatri, bar, centri culturali.
Quando ho iniziato a lavorare la storia non è cambiata: le logiche aziendali dei centri produttivi, italiani o esteri che siano, ti catapultano (per ragioni politiche oltre che economiche, ambientali e logistiche) lontano dai centri cittadini. Ho avuto bisogno dell’auto per macinare dai 50 ai 120 km al giorno.

Il concetto di benefit è molto personale, nel senso che puoi usarlo singolarmente e non è estendibile o cedibile; è personale nel senso che dipende dalla tua percezione e dalla tua sensibilità del valore intrinseco che attribuisci a quel determinato plus, a quel determinato vantaggio o beneficio accessorio.

Un esempio di benefit può essere il telefono o la macchina aziendale; può essere lo smart working o la settimana corta; può essere rappresentato dal nido interno all’azienda o l’abbonamento all-inclusive alla palestra aziendale; può essere la mensa o i buoni pasto, gli sconti sull’abbonamento teatrale o al cinema.
Non avevo mai pensato che la possibilità di arrivare in ufficio nel tempo di 3 canzoni passeggiando per il centro di Bologna, potesse essere un benefit. Lo è, è il mio. Per me un benefit è andare a pranzare baciata dal sole ai giardini San Leonardo oppure nei bistrot di via Zamboni; un benefit è fare colazione in Via delle Belle Arti ascoltando le chiacchiere degli studenti del DAMS sull’ultimo script o performance teatrale a cui stanno lavorando; un benefit è uscire dall’ufficio e fermarsi in Mascarella per un aperitivo con l’amico che alle 21 inizia a suonare l’ultimo singolo in promo alla libreria Modo; un benefit è uscire dall’ufficio e partecipare al workshop a tema agrifood ai Giardini Margherita o al meet-up di FabLab in Via Ugo Bassi.

Poter vedere vivere la città di giorno e di notte ed esserne partecipe con un tocco magico di serendipità è il mio benefit. Serendipità o Serendipity è quella favorevole attitudine che si ha, quando si è alla ricerca vaga di qualcosa, di fare nuove scoperte fortunate e impreviste. La serendipity ha, come requisiti di base, la lentezza, il silenzio interiore, gli occhi ben aperti ma non fissi sulla meta, l’intuizione, la saggezza, la predisposizione ad accettare il fatto che in ogni scoperta e in ogni aspetto della vita reale, deve essere insito qualche elemento di casualità.

E tu? qual’è il tuo benefit ?

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