il disagio e come concettualizzarlo

Istria e Croazia del nord, viaggio on the road, tre amiche e una tenda, spirito d’avventura e voglia di staccare, curiosità per l’inesplorato e il giusto disagio del nulla pre-organizzato. Concerti, spiagge incontaminate, sole, parole crociate, spritz a mezzogiorno, chiacchiere con avventurieri, yoga al tramonto. Notte in roulotte anni 80’ che ti salvano dalla possibilità di dormire in the middle of nowhere, l’inserto Viaggio de l’Internazionale che fa da apripista al riposo pomeridiano al fresco degli ulivi. Serate danzanti fino all’alba, il caldo della tenda e il mal di schiena da materassini sgonfi; chiacchiere in spiaggia rese fluide dal fresco Malvasia e illuminate dai fuochi d’artificio; camping naturisti, la luna calda e romantica. Il traffico alla dogana che ti conduce a discorsi filosofici e elucubrazioni mentali tali da battezzare un daily meeting, il disagio e come concettualizzarlo.

Uno degli approfondimenti parlava di le generazioni. L’apice del disagio è stato raggiunto quando alle 4 del mattino, tra il rosa tenue dell’alba e Sugar di Robin Schulz, incrocio di nuovo lui e gli punto il dito contro urlando: “Studia!”
Lui è “solo” un ragazzo di 18 anni che ha avuto la malaugurata sorte di incontrarmi al bancone del bar e la pessima idea di avvicinarsi e iniziare a parlarmi.

Tanti muscoli e un numero non identificato di tatuaggi, occhi azzurri e sorriso acerbo, sfrontato e reso più socievole del “normale” grazie a qualche grado alcolico in più in corpo. “Quanti anni hai?”, “Molti più di te” rispondo secca dandogli un pizzicotto sulla guancia. Il mio gesto aveva come unico scopo quello di stroncare sul nascere qualunque tipo di approccio. Lui sorride e non si arrende. Il mio vano tentativo di intimidirlo innesca, di contro, un botta e risposta sul “cosa fai e perchè sei qui” che mi pongono in fase di ascolto empatico. Italiano, romagnolo, passione per le macchine e tre semestri di Ingegneria messi in pausa per mancanza di interesse per le sudate carte e per seguire il suo unico desiderio di correre con le macchine. Nel tempo libero alza ghisa per ridurre al minimo l’insicurezza e per metter su quell’armatura che ti fa sentire più accettato in doccia alla fine delle partite di calcio.

La paternale (o maternale? ndr) in discoteca non è una cosa a cui avevo mai pensato, né di ricevere né di fare. É stato tutto molto più naturale di quanto pensassi. Sarà che esiste una fase di vita in cui si da un maggior peso alle cose rispetto a quando quelle scelte le vivi in prima persona. Sarà che oggi, lavorando per l’Università, sento il peso “etico” di diffondere consapevolezza relativa alla missione che l’Università e la Ricerca hanno sulla vita delle persone e l’impatto che hanno sulla comunità in cui operiamo e viviamo. Forte di tutte le precedenti motivazioni, mi sono pertanto sentita autorizzata a dissentire sulla scelta di quel ragazzo di abbandonare gli studi. L’ho fatto, con forza, argomentando discorsi in contrapposizione alle sue motivazioni basate su pigrizia, poca determinazione e preferenza di percorrere la strada (forse) più breve. Non è una cosa di cui andarne fieri..Quella che ho fatto io, si intende. 

Ai suoi occhi brillanti mentre mi descrive l’emozione che prova quando impugna il volante, rispondo con lo studio che si nasconde dietro la selezione del materiale scelto per raggiungere il giusto trade off di comfort, design e costi; incalzo citando analisi, valutazioni e ragionamenti fatti da parte di chi lavora con l’unico scopo di rendere unica e completa l’esperienza di chi si appresta a guidare quell’auto. Alla sua voglia di protagonismo in pista rispondo con la visione di team e gioco di squadra, sottolineando l’importanza della sincronia tra chi mette le ruote e chi fa del controllo qualità il suo mantra; tra chi calibra le dimensioni del motore in fase di progettazione e chi investe un assegno di ricerca per studiare e ottimizzarne le prestazioni in modo da permettergli di correre in pista e vincere. Alla sua brama di diventare famoso, domando quale sia la strategia di comunicazione che metterebbe in pista per ottenere la tanto agognata notorietà. 

Finisco il Negroni, lascio che Speechless faccia da chiusura alle chiacchiere e da apripista alle danze, mi alzo e vado via. Lui stordito dalla chiacchierata più che dal Martini, mi dice che penserà a quella serata con curiosa lucidità.

Il disagio appena descritto, è stato l’inizio di un approfondimento tematico affrontato con una radler ghiacciata al tramonto istriano nella riserva naturale di Premantura.
Le generazioni: Quali sono e quante ne esistono? I Baby boomers, le generazioni X, Y e Z? Cosa le contraddistingue?

  • I baby boomers sono i nati tra il 1945 e il 1965 (dai 73 ai 53 anni oggi). Sono i figli del baby boom, del boom demografico successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che hanno vissuto solo attraverso i racconti dei propri genitori; è la generazione delle rivoluzioni culturali, della ripresa economica, delle lotte per i diritti civili, del movimento hippie, della rivoluzione sessuale, del pacifismo, del femminismo e del rock. Sono orientati al lavoro e alla carriera, ambiziosi, con redditi mediamente elevati, e con una predisposizione al risparmio.
  • La generazione X sono i nati tra il 1965 ed il 1980 (dai 53 e ai 38 anni oggi).
    Sono quelli che hanno vissuto eventi epocali come la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda; restano schiacciati tra il sogno americano e l’incubo delle Torri Gemelle; sono persone cresciute in piena recessione e rispetto alla generazione precedente hanno un’apertura mentale maggiore verso le differenze di genere, razza, sessuale e sono i primi ad esser cresciuti con le nuove tecnologie: la posta elettronica.
  • La generazione Y, Millennials o Net Generation sono i nati tra il 1980 e il 1999 (i 38-20 anni oggi). Sono quelli caratterizzati da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. È anche la generazione della precarietà, e sono i primi a dover affrontare la crisi economica 2007-2010. 
  • La generazione Z o iGen Sono i nati tra gli anni 2000 e 2015 (i 19-4).
    Sono la prima generazione nativa digitale: iperconnessi. multimediali, autonomi, mirano alla rapidità più che all’accuratezza, sono attenti ai problemi globali e soprattutto sono più in grado di gestire il flusso continuo di informazioni. Sono il target del futuro.

Quale futuro?

La prossima generazione sarà quella che dovrà affrontare temi come la digitalizzazione del lavoro, il riscaldamento globale, gli insetti quale cibo del futuro, le microplastiche nella catena alimentare, le migrazioni climatiche, la conquista della Groenlandia, i rifiuti su Marte, il neocolonialismo cinese in Africa.

Io mi auguro che lo farà coltivando pazienza zen e lucida determinazione seguendo le orme dell’attivista svedese Greta, che a distanza di un anno dall’inizio del solitario #FridaysfortheFuture, è riuscita ad arrivare con oltre 4600 cortei in oltre 150 Paesi nel mondo e a coinvolgere milioni di ragazzi e ragazze.

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