cubo di rubik

Il Cubo di Rubik o cubo magico, è stato inventato negli anni ‘70 da un professore ungherese Ernő Rubik. Il cubo è formato da 6 facce colorate (bianco, rosso, verde, blu, arancione, giallo), 8 angoli e 12 spigoli con 2 facce ciascuno. Il numero massimo di mosse per risolvere un cubo di Rubik è formato da un numero di 18 cifre significative. Non banale.

Il colore bianco come il latte versato per le strade di Oristano dai pastori sardi in protesta contro i bassi prezzi d’acquisto;
Il colore rosso come i pomodori raccolti dai braccianti a Nardò in Puglia;



Il verde come il colore della terra dei campi che accoglie chi lavora 12 ore per guadagnare 14€ al giorno;
Il blu come le casse in cui i braccianti siciliani raccolgono i frutti della terra, e ricevono in cambio 3€ per ogni cassa di agrumi arancioni;

Il giallo come la bandana di Gurwinder protagonista di The Harvest, il docu-musical prodotto da SMK Videofactory e distribuito dalla openddb, che racconta la vita della comunità sikh vittima del caporalato nell’agro pontino. Il protagonista mette in scena la propria storia di riscatto dalla violenza dello sfruttamento lavorativo e delle ritorsioni che colpiscono chi, come lui, decide di non abbassare più la testa al padrone e si ribella per rivendicare i suoi diritti.

Il cubo di Rubik della legalità è un enigma complesso da risolvere.
Non banale.

Le Chiavi della Legalità è stato l’evento a cui ho partecipato, lo scorso 19 febbraio, presso il CUBO a Bologna. L’evento è stato organizzato dall’associazione CEFA Onlus, ed è un evento che apre le porte alla discussione sulle sfide del lavoro, come strumento di emancipazione nei progetti di cooperazione internazionale, e come sfruttamento nelle campagne d’Italia attraverso il fenomeno del caporalato. Il caporalato, nell’accezione originaria del termine è un sistema informale di organizzazione del lavoro agricolo svolto da braccianti. Il caporale ha il compito di reperire la manodopera a basso costo per i proprietari terrieri e le società agricole.

L’illegalità si genera per i bassi costi dei prodotti dell’agricoltura e i danni ricadono anche su di noi, noi che rappresentiamo i consumatori di quei prodotti raccolti dalle vittime del caporalato. Noi siamo i consumatori che, con scelte consapevoli, dobbiamo opporci alla pratica barbara del caporalato nell’era della schiavitù 4.0. La consapevolezza delle scelte è agevolata dall’acquisto di prodotti la cui filiera è controllata. Il controllo della filiera passa attraverso l’utilizzo di bollini etici come il marchio NOCAP.

NOCAP era presente all’evento al CUBO. Il marchio dell’associazione NOCAP ricorda le 6 facce del cubo di Rubik perchè è formato da 6 mani alzate colorate (bianco, rosso, verde, blu, arancione, giallo) e perchè come il cubo di Rubik prova a risolvere un enigma complesso, il caporalato. Non banale.

Le mani, a seconda di quante dita utilizzi (da 1 a 5) esprimono il voto espresso per ciascuna delle categorie rappresentative dei 6 valori etici: l’etica nei rapporti di lavoro, la carbonizzazione, la filiera trasparente, i rifiuti zero e l’economia circolare, il valore aggiunto sui prodotti, il trattamento etico degli animali.

La magia della risoluzione del cubo di Rubik sta nel fatto che, se riduci all’essenziale gli errori, con sole 20 mosse riesci a risolvere il rompicapo. I tasselli del cubo della legalità sono l’etica, la responsabilità, la trasparenza, il consumo consapevole, i diritti dei lavoratori, la libertà, la giustizia sociale; e se questi tasselli vengono mossi tutti nella loro naturale posizione risolvono magicamente il rompicapo del cubo.

NOCAP è un’associazione fondata da Yvan Sagnet ed è stato invitato al CUBO per diffondere questa buona pratica. NOCAP nasce per combattere ogni forma di sfruttamento umano e ambientale.
Yvan parte dal Cameroun nel 2007 e grazie ad una borsa di studio in Ingegneria va a Torino. Termina la borsa e non ha abbastanza soldi. Inizia a lavorare come bracciante in Puglia per raccogliere soldi, oltre che pomodori. Di professione è costretto a fare lo schiavo a Nardò e passa più di 12 ore nei campi per la semina e la raccolta di quei pomodori che, una volta trattati e lavorati, finiranno sugli scaffali dei supermercati gestiti dalla grande distribuzione e dalle logiche delle multinazionali. Yvan nel 2011 guida una rivoluzione: si è ribellato per primo e sono stati arrestati 12 caporali. Dal 2011 il caporalato, come pratica di intermediazione illecita di manodopera, è punibile penalmente.
Nel 2012 è insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana da Mattarella, nel 2013 termina gli studi in Ingegneria delle Telecomunicazioni a Torino. Inizia a comunicare non come ingegnere ma come portavoce di una pratica, vecchia e diffusa in Italia, che vede coinvolti tanti italiani del sud Italia prima ancora che quegli stranieri che arrivano nel nostro Paese disposti a tutto pur di avere un lavoro. Scrive due libri su come, con 3€ per ogni cassa di pomodori raccolti, guadagnava 14 euro dopo 12 ore di lavoro.

Noi possiamo essere i protagonisti di questa denuncia perché, nonostante la legge penale contro il caporalato, il cubo di rubik è ancora irrisolto. Alcuni tasselli devono ancora essere riportati al loro colore. La filiera agricola è lunga: le imprese in quanto industrie di trasformazione, le multinazionali e la grande distribuzione organizzata rappresentano i principali responsabili del ribasso dei prezzi dei prodotti con drammatiche ricadute sul costo del lavoro dei contadini.

Le persone che lavorano nell’agroalimentare sono 1 milione e 200 mila persone: 400’000 sono le vittime di sfruttamento di cui il 5% sono donne italiane che lavorano nelle viti del brindisino. L’agroalimentare è un settore da 25 miliardi di fatturato ma, di quel valore aggiunto, solo un terzo va al lavoratore e il resto rimane alle multinazionali.

Gesti quotidiani, come l’acquisto di prodotti agroalimentari la cui filiera è controllata, rappresentano quello che noi possiamo fare per dare dignità alla vita e al lavoro di quei lavoratori che, come Yvan, costituiscono un tassello importante della filiera agroalimentare. La regolarizzazione del lavoro dei braccianti attraverso la legge contro il caporalato rappresenta solo una faccia della risoluzione del cubo della legalità.


2 pensieri riguardo “cubo di rubik

  1. Argomento poco “politically correct”. La vergogna di un paese che si volta per non guardare, fai bene a parlarne. A diffondere le parole e le idee di chi concretamente ha scelto di non voltarsi.

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