l’epifania ai tempi del corona

“Questo è il momento in cui si dovrebbe accendere una miccia, avere un’epifania. È solo l’inizio di un qualcosa più importante.” Chiude l’articolo l’amore ai tempi del corona ed ispira il titolo del prossimo.

La parola epifania deriva dal greco epiphàneia, manifestazione della divinità (epiphànein composto da epì dall’alto e phànein apparire). Epifania è un termine importante che, nel tempo, si è caricato di significato. Nell’antica Grecia faceva riferimento alla festività che si celebrava all’interno del cuore segreto e inaccessibile del tempio; l’epifania, qualunque fosse la divinità, si manifestava attraverso la “luce” con l’intento di dare un segno, una visione, fare un miracolo. Il termine è diventato, nelle varie religioni (cristiane, ortodosse e anglicane), la prima manifestazione pubblica verso l’esterno di Cristo. Nel pensiero islamico (sia sunnita che sciita) è presente il concetto dell’epifania, inteso come un momento in cui porre fine alle ingiustizie e alle inadeguatezze umane. Spogliando il termine epifania di sovrastrutture religiose, la sua lettura laica e generale riesce a condensare nel concetto di rivelazione la sua essenza più forte. L’epifania è un’esperienza o un’osservazione di un dettaglio che porta ad una profonda considerazione di sé e della vita, in maniera improvvisa e fulminante. Da ciò il nesso con la “luce”, con la sensazione dell’essere abbagliati e dell’apertura di una porta che non ci consente di tornare indietro. La rivelazione segna uno spartiacque tra il prima e il dopo. Dopo averla vissuta, si può solo andare avanti in un modo diverso da quanto fatto precedentemente. La potenza della rivelazione si manifesta attraverso la carica della rinascita e della ripartenza. L’energia che si sprigiona da parte di chi ha avuto un’epifania è tale da coinvolgere e appassionare, con coraggio di cambiamento, tutte le persone con cui entra in contatto. L‘epifania ai tempi del corona virus rende tutti protagonisti di questa rivelazione, e quindi tutti potenziali portatori sani di una nuova visione.

Oggi 22 aprile si celebra l’Earth Day, il 50 esimo anniversario della Terra. Milioni di studenti e attivisti hanno reso, nel tempo, la Giornata Mondiale della Terra un avvenimento educativo ed informativo; i gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per porre l’attenzione sulle problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo; la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono; l’esaurimento delle risorse naturali non rinnovabili e l’utilizzo di fonti alternative di energia. Greta Thunberg ha ispirato la Green Generation che guarda ad un futuro libero dall’energia da combustibili fossili in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali. L’American Museum of Natural History ha realizzato, per l’Earth Day, un video Time will Tell in cui si celebrano mezzo secolo di illusioni. L’epifania ai tempi del corona virus pone uno spartiacque tra il prima e il dopo, offre l’opportunità di guardare la Terra con occhi nuovi e di agire consapevolmente e consequenzialmente affinchè qualcosa cambi.

L’epifania ai tempi del corona virus impartisce una lezione di umiltà dell’uomo nei confronti della Terra, e ci riscopre fragili all’interno di un ecosistema complesso e che, nonostante l’umana avidità, ci accoglie. La natura si è riappropriata di spazi che prima gli erano stati preclusi: i delfini nel porto di Trieste, le anatre nella Fontana di Trevi, i cinghiali a Bergamo, il polpo nelle acque cristalline di Capri, i caprioli nei parchi rinvigoriti a Savona, i cigni sui Navigli a Milano, il caprone a Verona. La natura, senza il rumore del traffico e l’odore dello smog, è venuta allo scoperto: dopo 30 anni, le cime dell’Himalaya sono visibili a 200 km di distanza.

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E noi? Noi ci dimeniamo come animali in gabbia alla ricerca della libertà perduta. In questo rinnovato habitat stiamo dando libertà a creatività e innovazione, capovolgendo antiche abitudini radicate nella nostra (errata) normalità. Sono stati riadattati i metodi per l’insegnamento e per lo studio; sono stati ottimizzati e snelliti i tempi di lavoro in smartworking; sono state riconvertite aziende per produrre beni necessari al Paese e non per mero interesse capitalistico; sono emerse le falle delle filiere produttive, soprattutto di quelle sanitarie e alimentari; sono stati riconosciuti diritti ai migranti per regolarizzare il loro lavoro nei campi; sono cambiate le abitudini alimentari e i trend di investimento dei consumatori; si sono rinnovate passioni e hobby per investire il riscoperto tempo libero; sono stati creati nuovi luoghi in streaming per ascoltare concerti e guardare opere letterarie; sono stati offerti in modalità open source film, documentari, visite interattive ai musei, gallerie d’arte. L’epifania ai tempi del corona virus ha impreziosito il lessico delle ultime settimane. Sono diventate parole cariche di significati ambivalenti i concetti come libertà, violenza psicologica, separazioni, chiusura, casa, servizi, necessità, tracciabilità, abitudini, normalità, vita, spazio, tempo. Sono diventate, invece, parole d’uso comune i concetti come solidarietà, coraggio, condivisione, unità, accoglienza, innovazione, ambiente, consapevolezza, diritti umani, sanità pubblica, confini, confinamento, empatia, gentilezza, potenza di fuoco, politica.

La parola chiave del giorno è Terra. Per continuare a viverci nella sua rinnovata normalità, è necessaria un’azione politica adeguata che consideri questo come il momento rivelatore e che ponga le basi del futuro dei prossimi 50 anni. L’Europa può e deve fornire concretezza a ciò che regna dietro gli altisonanti slogan dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Occorre rialzarsi e correre in quella direzione con azioni rapide e concrete, con strumenti finanziari adeguati a remare in un’unica direzione.

Se non ora, quando?

Domani. Alla partita che si giocherà in videoconferenza al Consiglio Europeo tra i 27 leader degli Stati UE.

Leon Neal/Getty Images

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