l’amore ai tempi del corona

Gabriel García Márquez chiude l’articolo il cuore ha più stanze di un bordello ed il titolo del suo capolavoro l’amore ai tempi del colera ne ha ispirato il prossimo.

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Siamo negli anni venti del XX secolo, ciò che avvicina o allontana un amore è il colera.
Il nome deriva dal greco choléra (cholé=bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d’animo conseguente: la collera, la rabbia. La pandemia, in questo caso, colpisce indistintamente bambini e adulti, persone sane e portatori di altre malattie. Oltre ad antibiotici e vaccini, è importante una abbondante idratazione per sopravvivere. Il colera si trasmette essenzialmente attraverso l’acqua.

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Siamo negli anni venti del XXI secolo, ciò che avvicina o allontana un amore è il corona.
Il COVID-19 deriva dall’inglese “co” sta per “corona”, “vi” per “virus” e “d” per “disease, malattia”, mentre “19” indica l’anno in quanto la pandemia è stata identificata per la prima volta il 31 dicembre 2019. La pandemia colpisce soprattutto persone anziane, ma anche giovani; le persone con un sistema immunitario debole degenerano il virus in una polmonite critica non identificabile e per cui non esiste, ancora, un vaccino. Il corona si tramette essenzialmente attraverso il contatto tra persone.

Osservando questa dinamica dall’esterno, è tutto paradossalmente affascinante. Il mondo si è fermato, ci sta provando almeno. La sanità è al collasso, l’istruzione decellera, le aziende lavorano in smartworking o chiudono, le strade si disertano, i parcheggi si liberano, i supermercati si svuotano, le case si riempiono, le persone si allontano dall’esterno e si avvicinano verso l’interno, i confini si ridefiniscono, le relazioni cambiano nel loro concepirsi come fisiche e si smaterializzano nella modalità “vicinanza a distanza”. Da un giorno all’altro può cambiare tutto e tutti sono indistintamente coinvolti in un effetto domino più grande.


Ogni mossa può cambiare il destino di una persona, di un popolo.


Sono affascinata dal potere di tutto ciò. Sono incuriosita dal capovolgimento del rapporto di forze tra noi, semplici esseri umani, e il mondo che ci circonda. Il mondo sta urlando a gran voce e si sta imponendo fortemente come non faceva da tempo.

Quello che sta avvenendo in questi giorni ha le sembianze di una rottura tra due amanti: lei, in maniera estrema, impone la propria presenza, ha reazioni drastiche a comportamenti inaccettabili; lui, in una corsa contro il tempo, prova a correre ai ripari. Inizialmente minimizza, poi prende coscienza che la situazione è seria e che deve dimostrare in maniera netta che ci tiene ancora a quello che hanno costruito insieme. Lei è stanca di essere data per scontata; lui fino a quel momento non aveva elaborato l’importanza di un bacio, di un abbraccio; dava per scontati gesti come essere nella stessa stanza a meno di un metro di distanza o mangiare l’ultimo boccone dalle sue mani. Adesso ha capito l’importanza di ogni piccolo dettaglio: gesti semplici come andare a fare la spesa, andare ad un concerto, passeggiare al parco, guardare una partita allo stadio o festeggiare, insieme, il compleanno.

Noi siamo quel ragazzo distratto, la terra è la donna ferita e incazzata. Amore ai tempi del corona.

Il fascino del paradosso sta nell’apprezzare che, grazie alla pandemia che stiamo vivendo, le persone riescono a dare il meglio di sé, adesso: si trovano alternative e soluzioni smart per risolvere problemi; si costruiscono in 3D valvole salvavita; si mobilitano delegazioni di medici dalla Cina e dal Venezuela per prestare soccorso e garantire copertura al sistema sanitario italiano; si lanciano raccolte fondi di influencer e calciatori per consentire la costruzione di ospedali e l’acquisto di apparecchiature mediche d’avanguardia; si donano farmaci da parte di colossi farmaceutici in attesa di trovare un vaccino.
Le persone, di qualunque genere e nazionalità, si uniscono spontaneamente in cori di umanità, solidarietà, condivisione e gentilezza come non avevano mai fatto prima. Esiste un’unica legge, quella del buon senso; sono tutti coinvolti in prima fila per combattere, insieme, un unico grande male e si prova a farlo con creatività, determinazione e perseveranza.

Ogni mossa può cambiare il destino di una persona, di un popolo.

Nell’era dell’amore ai tempi del corona, alle persone si sta chiedendo di fermarsi, di restare a casa e limitare i contatti con l’esterno, si sta invitando a riscoprire l’intimo spazio. Ciò determina uno scardinamento dei ritmi e delle abitudini. Le persone sono forzate a reinventarsi l’intensità e la qualità del tempo a propria disposizione. Una benedizione.

Il mondo sta decelerando, la produzione si è abbassata e la qualità dell’aria è aumentata; sopravvive chi ha un sistema immunitario forte, la vecchia generazione ha difficoltà a sopravvivere e i medici, in casi estremi, sono costretti a scegliere di donare la vita alle nuove generazioni. In questa fase di costrizione e di isolamento l’auspicio è quello che le persone abbiano spunti di riflessione sull’importanza della libertà che ‘normalmente’ si ha e che si da per scontata; spunti di riflessione sul senso della vita e di come sia importante viverla, a pieno, e con le persone che amiamo.

Gesti di umanità collettiva non se ne vedevano da tempo, gesti di disumanità invece se ne vedono tutti i giorni, nel mondo. Non è ‘nostro’ problema la fuga al confine con la Turchia; non è ‘nostro’ problema l’invasione delle locuste in Africa; non è ‘nostro’ problema la fuga dalle carceri libiche; non è ‘nostro’ problema lo scioglimento dei ghiacciai; non è ‘nostro’ problema il land grabbing; non è ‘nostro’ problema la bancarotta in Libano; non è ‘nostro’ problema la ricerca di un vaccino per il virus letale a Wuhan.
O forse si?

In giro c’è di molto peggio, e non tutti hanno la possibilità di far sentire la propria voce al mondo. Quello che stiamo vivendo oggi, è un evento paradossalmente affascinante, un esperimento sociale che rende tutti protagonisti e in cui ognuno esterna il disagio imposto con la propria personale modalità (talvolta eccessiva) di comunicarlo. Smetterei di vivere l’isolamento forzato come una condanna di cui lamentarsi.

Questo è il momento in cui si dovrebbe accendere una miccia, avere un’epifania. È solo l’inizio di una qualcosa più importante.

daje forte!

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